Percorso di visita

Facciata del Museo Bailo
Facciata

Restituito alla città dopo radicali lavori di recupero strutturale, completamente rinnovato nel progetto allestitivo e nell’immagine, il Museo Luigi Bailo arricchisce e integra il patrimonio museale civico (che già conta le sedi di Santa Caterina e Casa Robegan) accogliendo la Galleria del Novecento, ricca di 340 opere, il cui filo conduttore è rappresentato dalla raccolta di Arturo Martini (1889-1947), la più importante tra quelle oggi esistenti dell’artista trevigiano.

 Il primo elemento distintivo del nuovo museo è l’architettura, ripensata nella facciata e negli spazi interni, in particolare in prossimità dell’ingresso e del chiostro sud.
Ridisegnata è anche la piazzetta esterna, un "atrio urbano" nel quale si proietta il disegno della facciata. Attraverso una grande finestra fissa, l’atrio comunica visivamente con lo spazio interno del chiostro sud, il cui perno fisico e simbolico è rappresentato dall’Adamo ed Eva, la celebre scultura di Arturo Martini acquisita con pubblica sottoscrizione nel 1993, che suggerisce fin da subito l'idea di un museo "aperto", invitante e in dialogo con la città.

Galleria di ingresso
Galleria d'ingresso

La nuova luminosa galleria di ingresso, inserita tra due alte cortine murarie, penetra nella profondità del complesso e ne caratterizza tutti i percorsi: vi si affacciano e dipartono le aree dei servizi al pubblico, gli ambienti di accoglienza, le aree espositive del corpo conventuale storico, gli spazi per le mostre temporanee, la sala polivalente per le attività didattiche e divulgative.
La visita inizia salendo al primo piano, dove si snodano gli ambienti dedicati all’arte dell’Otto e del Novecento, articolati nelle sezioni Artisti a Treviso fra ’800 e ’900, Il giovane Arturo Martini, Gli anni di Ca’ Pesaro, Artisti a Treviso tra le due guerre.

Il percorso espositivo si apre con la pittura trevigiana degli ultimi decenni dell’Ottocento, con sale dedicate ai Ritratti, alla Vita dal vero, a Luce, macchia e impressioni, al Paesaggio dei Ciardi, a Storicismo e realismo in scultura. Gli artisti qui rappresentati sono diversi per età, formazione e linguaggio. Accanto a protagonisti ancora di matrice neoclassica e di gusto romantico, operano le nuove generazioni di formazione accademica veneziana e autodidatte, che esprimono la tendenza naturalistica nella produzione di soggetti popolari e di genere locale e la rinnovata sensibilità al paesaggio. Tra questi Luigi Serena, Giovanni Apollonio, Vittore Cargnel, Guglielmo Ciardi con i figli Beppe e Emma. Particolarmente rappresentato, grazie a storici acquisti e al cospicuo lascito di Teresita Lorenzon, è Serena, che ritrae l’animazione della vita cittadina e dei suoi ceti più popolari e ricostruisce in ambientazioni realistiche scene tra le più quotidiane, sempre attento ai valori pittorici e compositivi e con particolare abilità nell’uso della luce.

Luigi Serena, Autoritratto
Luigi Serena
Autoritratto

Tra gli scultori si ricordano Luigi Borro e Antonio Carlini, la cui produzione rimanda all’ambiente in cui si forma la personalità di Arturo Martini. Nelle sale che si sviluppano intorno al chiostro, sempre al primo piano, è appunto largamente illustrata la fase giovanile e della prima maturità di Martini, dagli anni dell’apprendistato e delle prime mostre a Treviso e a Venezia, e dalla messa a frutto delle esperienze maturate a Monaco di Baviera e a Parigi, agli anni a ridosso e durante la prima guerra mondiale. Alle sculture, con opere capitali come Maternità e Fanciulla piena d’amore, si affianca l'importante esperienza grafica e quella ceramica, in specie con la produzione di vasi e soprammobili per la fornace Gregorj.

A fronte scorre una significativa antologia di Gino Rossi, amico e sodale di Martini, con opere da tempo entrate a far parte della collezione dei Musei (tra cui Primavera in Bretagna e Paesaggio asolano) e altre generosamente concesse in prestito da privati.

Gino Rossi, Primavera in Bretagna
Gino Rossi
Primavera in Bretagna

Il percorso si allarga quindi a comprendere altri artisti, dagli scultori Guido Cacciapuoti e Ottone Zorlini ai pittori Aldo Voltolin (Pagliai al sole) e Nino Springolo (Canale in laguna).
Una piccola ma significativa sezione è dedicata ad Alberto Martini, con la serie delle Fantasie del sole e l’Autoritratto interiore.
La sezione dedicata agli Artisti a Treviso tra le due guerre prosegue con opere di Lino Selvatico, Juti Ravenna, Giacomo Caramel, Arturo Malossi, Bepi Fabiano, Lino Bianchi Barriviera (Album di schizzi); e, ritornati al pianterreno, con Giovanni Barbisan, del quale sono esposti un giovanile Autoritratto e il grande pannello affrescato I rurali sono i nostri migliori amici (deposito Fondazione Musei Civici di Venezia), che l’autore ventiduenne presentò alla Biennale del 1936.

Giovanni Barbisan, I rurali sono i nostri migliori amici
Giovanni Barbisan
I rurali sono i nostri migliori amici

La visita prosegue con la sezione monografica dedicata agli anni della piena maturità di Arturo Martini, allestita negli ambienti situati a est del chiostro, in corrispondenza con il rinnovato giardino che prospetta su via Caccianiga: piccole sale di gran pregio architettonico ora per la prima volta recuperate con funzione espositiva. Le sale sono dedicate a I bronzi degli anni ’20, Piccola plastica e rilievi degli anni ’20, Disegno, grafica e pittura. Sono qui raccolte opere di grande interesse, che testimoniano tra l’altro del fervido collezionismo trevigiano che si è tradotto in molteplici doni al Museo: su tutti si segnala il bronzo di Pisana, una delle realizzazioni più care all’artista, dono di Maria Calzavara e di Natale Mazzolà, benefattori della città di Treviso non solo per il dono di opere di Martini e di Nando Coletti, ma anche per quello della “Raccolta Foscoliana”, vanto della Biblioteca Comunale.
Alle Sculture degli anni ’30 e ’40 è riservato un braccio del chiostro, protetto da vetrate, dove spicca uno dei capolavori di Martini, La Venere dei porti, acquisita dal Comune grazie all’interessamento di Giuseppe Mazzotti nel 1933, una delle grandi terrecotte create nel periodo compreso tra la fine degli anni Venti e i primissimi anni Trenta che costituisce il periodo di più alta ispirazione dell’artista.
In prosecuzione della sezione di Martini incontriamo la sala dedicata allo scultore Carlo Conte, di cui il Museo possiede, per dono degli eredi, la gipsoteca ora per la prima volta esposta con ampiezza di documentazione; per terminare con le esperienze di grafica di Giovanni Barbisan e di Arturo Malossi.
Nel chiostro sono collocate le martiniane Allegorie del mare e della terra e l’Adamo ed Eva, opera monumentale in pietra di Finale ligure concepita per l’aria aperta, che rappresenta la prima famiglia umana proiettata verso un futuro positivo, dal momento dell’acquisto simbolo identitario del Museo Bailo.

Arturo Martini, Adamo ed Eva
Arturo Martini
Adamo ed Eva
Arturo Martini, La Pisana
Arturo Martini
La Pisana
Arturo Martini, La Venere dei porti
Arturo Martini
La Venere dei porti
 

Credits:foto di ambienti Marco Zanta, foto di opere Luigi Baldin