BAT il pittore della luce Franco Batacchi 1912-1971

Museo di Santa Caterina - Piazzetta Botter n. 1 -

15 aprile 24 giugno, 2012 - mostra

 Inaugurazione 14 aprile alle ore 17.30

ingresso libero

la mostra resterà aperta fino al 24 giugno

orari e biglietto museale

(9.00-12.30 | 14.30-18.00 da martedì a domenica

chiusure festive 25-27 aprile, 1° maggio e 2 giugno)

 
 
 

BatacchiLa mostra BAT il pittore della luce Franco Batacchi 1912-1971 celebra il centenario della nascita dell'artista trevigiano, che firmava le sue opere con la sigla BAT. La retrospettiva, promossa dai figli Franco jr e Renzo in collaborazione con il Comune di Treviso, patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Treviso e dalla Regione Veneto, è curata dai critici Elsa Dezuanni ed Ennio Pouchard. Presenta una novantina di opere provenienti da numerose collezioni private e pubbliche (tra le quali il Museo che ospita la rassegna, la Galleria Civica d'Arte Medioevale, Moderna e Contemporanea "Vittorio Emanuele II" di Vittorio Veneto (collezione M. Fioretti Paludetti, con sede in Villa Croze), la Art Collection UniCredit, la Provincia e la Camera di Commercio di Treviso).

La formazione di Franco Batacchi è alquanto singolare. Entrato nel mondo del lavoro a soli dieci anni, è passato dall'incisione su oro all'elaborazione di fotografie artistiche, all'orologeria e alla decorazione a fuoco di vetro e ceramica. Assunto come decoratore nella storica fabbrica trevigiana di ceramiche Fontebasso, a diciotto anni ha acquisito un'abilità manuale tale che l'Istituto Veneto Piccole Industrie gli conferisce un diploma di merito per il settore "disegno applicato alla ceramica".
Ripresi gli studi, nel 1933 si diploma al liceo artistico di Bologna e nel 1937 espone per la prima volta in una collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa, accanto a pittori che sarebbero diventati i protagonisti dell'arte a Venezia nella seconda metà del Novecento: da Bruno Saetti a Giuseppe Santomaso, Armando Pizzinato, Giulio Turcato, Emilio Vedova.
Dal 1940 insegna disegno al Seminario vescovile di Treviso (fino al 1965), continuando nelle sue sperimentazioni pittoriche e impegnandosi in attività di varia natura: da stilista a scenografo, curatore e allestitore di mostre. Nello stesso periodo inizia la collaborazione con varie testate locali e nazionali, producendo disegni, caricature e reportage. Nel 1955 riceve il primo premio alla decima Mostra nazionale della caricatura di Trieste, dove partecipano le maggiori firme della grafica satirico-umoristica.
In pittura espone nel 1942 all'undicesima collettiva d'arte trevigiana, organizzata dal critico d'arte e saggista Bepi Mazzotti, in una compagine che ha contraddistinto l'ambiente artistico cittadino, tra cui Giovanni Barbisan, Lino Bianchi Barriviera, Sante Cancian, Nando Coletti, Carlo Conte, Alberto Martini, Gino Rossi. Caratteristiche fondamentali delle sue opere in quegli anni sono una calibrata concezione del rapporto spazio-forma nelle nature morte e un talento indiscutibile nel ritratto.
Ingegno poliedrico, alla fine della guerra si applica nel campo della meccanica, riuscendo a brevettare vari congegni da lui inventati. Animatore di eventi culturali in città, nel 1951 apre con l'amico Celio Perazzetta la Galleria del Libraio, qualificata libreria con annessa sala destinata agli incontri, in cui organizza mostre d'arte, conferenze e letture di testi poetici.  
Realizza per la Garbuio Film documentari sulle ville venete collaborando con Bepi Mazzotti e il regista e fotografo Giuseppe Fini. Cura allestimenti di grandi mostre a Treviso, nel Salone dei Trecento, dalla storica dedicata ad Antonio Canova alla retrospettiva di Sante Cancian.
Verso gli anni Sessanta la sua produzione pittorica si fa più omogenea, orientata a una precisa cifra stilistica, ed è a quel periodo che la mostra dà particolare risalto. Paesaggi e nature morte diventano pittura lirica, fatta di elaboratissime pennellate; lavori di raffinata e paziente fattura, la cui essenza sta nella ricerca della luce.
Partecipa a numerose collettive e delle sue opere, tra gli altri, scrivono Luigi Coletti, Enzo Demattè, Decio Gioseffi, Mario Lepore, Piero Nardi, Salvatore Maugeri, Paolo Rizzi.
Nel 1969, insofferente dell'atmosfera cittadina, decide di ritirarsi a Pedeguarda di Follina, dove, il 6 agosto del 1971 muore improvvisamente per infarto. Chi l'ha conosciuto lo ricorda come un uomo solare, positivo, dotato di sense of humour, dal carattere forte e generoso, affiancato da amici fraterni quali lo scultore Toni Benetton e il poeta Andrea Zanzotto: "figure gigantesche nei rispettivi ambiti eppure tenute ‘tra parentesi' dai poteri dominanti" ha scritto in un libro dedicato al padre, Franco Batacchi jr, promotore appassionato di questa mostra che non potrà vedere realizzata, essendo deceduto la notte dello scorso Natale.
Il catalogo che accompagna l'esposizione dà l'opportunità di approfondire la figura di artista e di uomo di cultura di BAT attraverso i testi dei curatori e di Franco Batacchi jr (che ha impostato le collaborazioni), Luigina Bortolatto, Giuseppina Dal Canton, Giovanni Granzotto, Vittoria Magno, Eugenio Manzato.

Il ricavato della vendita del catalogo è devoluto all'associazione benefica ADVAR di Treviso.


Orario della mostra: 9-12.30 e 14.30-18, chiuso di lunedì e nei giorni 25 e 27 aprile, 1 maggio, 2 giugno.

Ingresso: (con il biglietto del Museo): intero € 3,00; ridotto € 2,00 e € 1,00

Info per il pubblico: tel. 0422 544864

Ufficio Stampa: IDEEUROPEE Comunication in action. - Treviso-Milano 0422 308627

 

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